Veneto, Bitonci: reti d’impresa leva chiave per competitività e innovazione
22/04/2026
Il Veneto si conferma tra le regioni più attive d’Italia sul fronte delle reti d’impresa e guarda al 2026 con un nuovo bando a sostegno di innovazione collaborativa e distretti industriali. A sottolinearlo è l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, commentando i dati dell’edizione 2025 dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa, curato da InfoCamere, RetImpresa e Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Il Veneto è terzo in Italia per numero di imprese in rete
Secondo quanto evidenziato dall’assessore, il Veneto occupa il terzo posto a livello nazionale per numero di imprese coinvolte in reti, alle spalle di Lazio e Lombardia. Un dato che, nella lettura della Regione, riflette la capacità del sistema produttivo veneto di collaborare, innovare e raggiungere una massa critica utile a competere in mercati sempre più complessi.
Bitonci lega questo risultato alla struttura del tessuto imprenditoriale regionale, caratterizzato da una forte presenza di imprese che scelgono di aggregarsi per affrontare insieme percorsi di crescita, ricerca e sviluppo. Il riferimento non è soltanto ai contratti di rete in senso stretto, ma anche a un modello più ampio costruito negli anni dalla Regione attraverso le Reti Innovative Regionali.
Il modello veneto tra imprese, università e centri di ricerca
Per l’assessore, le Reti Innovative Regionali rappresentano un passaggio ulteriore rispetto alla formula tradizionale della rete d’impresa, perché mettono in relazione aziende, università, centri di ricerca e istituzioni. Il risultato, nella visione regionale, è la costruzione di veri ecosistemi capaci di generare innovazione, trasferimento tecnologico e sviluppo sostenibile.
Si tratta di una struttura che punta a rafforzare il sistema produttivo non solo attraverso la collaborazione tra imprese, ma anche grazie all’integrazione con il mondo della ricerca e della formazione. È su questo intreccio che la Regione fonda la propria strategia di crescita, considerandolo uno degli strumenti più adatti per affrontare le transizioni industriali in corso, dalla digitalizzazione alla sostenibilità.
Nel 2026 un nuovo bando per reti innovative e distretti
Nel quadro degli strumenti regionali, Bitonci annuncia che nel 2026 è previsto un nuovo bando dedicato alle Reti Innovative Regionali e ai Distretti Industriali. La misura si inserisce in continuità con l’ultimo intervento regionale, che ha finanziato 25 progetti di ricerca presentati da 246 imprese, per un valore complessivo superiore a 60,8 milioni di euro.
Per la Regione, il nuovo bando rappresenta la conferma della volontà di dare stabilità a queste politiche, considerate centrali per sostenere i processi di innovazione condivisa. Attualmente, le Reti Innovative Regionali coinvolgono circa 1.650 soggetti, di cui circa 1.400 imprese, numeri che, secondo Bitonci, restano stabili rispetto all’anno precedente e testimoniano la tenuta del modello veneto.
Più accesso ai fondi per chi lavora in rete
Uno degli aspetti evidenziati dall’assessore riguarda la capacità delle imprese aderenti alle reti di partecipare con maggiore frequenza ai progetti finanziati e di attrarre più risorse, sia a livello regionale sia europeo. Per Bitonci, questo elemento dimostra come il “fare sistema” sia oggi una leva decisiva per accedere a nuove opportunità, condividere competenze e affrontare sfide che, per singole aziende di piccole dimensioni, sarebbero difficilmente sostenibili.
La collaborazione tra imprese viene quindi indicata come uno strumento concreto di rafforzamento competitivo, utile ad aumentare la capacità progettuale e ad allargare il raggio d’azione del sistema produttivo veneto. In questo senso, le reti diventano non soltanto un modello organizzativo, ma una vera infrastruttura economica per affrontare mercati globali e processi di trasformazione industriale.
Le criticità: dimensione ridotta e innovazione da rafforzare
Accanto agli aspetti positivi, Bitonci richiama anche le criticità emerse dall’Osservatorio nazionale. Tra queste, una dimensione media ancora contenuta delle reti e una capacità di innovazione che, a suo giudizio, necessita di ulteriore consolidamento. È su questi nodi che la Regione intende continuare a investire, sostenendo percorsi di crescita dimensionale, digitalizzazione e sviluppo delle competenze.
L’obiettivo dichiarato è rendere il modello veneto delle reti innovative ancora più solido e attrattivo, anche in funzione degli investimenti esteri e del collegamento con le grandi direttrici strategiche dell’economia contemporanea. Nelle parole dell’assessore, il Veneto punta così a proporsi come un laboratorio avanzato di sviluppo industriale fondato sulla collaborazione tra soggetti diversi e sulla capacità di trasformare l’innovazione in leva strutturale di crescita.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to