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Crisi idrica Veneto, prime misure per aumentare le portate

08/07/2026

Crisi idrica Veneto, prime misure per aumentare le portate

Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza regionale per la crisi idrica in Veneto, arrivano i primi interventi per sostenere il sistema idrico e garantire maggiori quantitativi d’acqua verso il territorio veneto. Le misure sono state definite dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, riunita nell’ambito dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici nel Distretto Idrografico del Po.

Interventi a monte del Veneto tra Piemonte e Lombardia

I provvedimenti individuati riguardano i territori a monte del Veneto, in particolare Piemonte e Lombardia, con l’obiettivo di favorire il rilascio di maggiori quantità d’acqua e mantenere portate adeguate lungo il bacino. La decisione arriva dopo l’ordinanza firmata dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha dichiarato lo stato di emergenza regionale su tutto il territorio.

La crisi idrica interessa da vicino famiglie, attività produttive e comparto agricolo, soprattutto in una fase in cui la disponibilità d’acqua potabile e irrigua diventa elemento essenziale per la tenuta del sistema territoriale. La Regione chiede quindi una gestione coordinata dell’intero bacino del Po, con attenzione agli effetti che le decisioni assunte a monte producono anche nelle aree venete.

Stefani ha auspicato che l’Autorità di Bacino renda presto efficaci le misure definite, indicando il beneficio atteso per cittadini e imprese del Veneto. Il passaggio operativo sarà decisivo per verificare quanto rapidamente i provvedimenti potranno incidere sulle portate disponibili.

Confronto con la Protezione Civile nazionale

Parallelamente, la Regione segnala sviluppi positivi anche sul fronte delle misure di competenza del Dipartimento nazionale della Protezione Civile. Il tema è stato affrontato durante una riunione convocata dopo l’ordinanza regionale e dopo la richiesta al Governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale.

Nel confronto con il Dipartimento, il Veneto ha ribadito la necessità di intervenire sulla gestione della risorsa idrica in Lombardia e Piemonte, chiedendo una governance equilibrata del bacino del Po. Per la Regione, mantenere portate sufficienti significa garantire l’acqua per gli usi civili, per l’irrigazione e per il sistema economico-produttivo.

Durante la riunione è stata avviata anche una ricognizione delle ulteriori misure urgenti da attivare nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare. Tra le ipotesi indicate ci sono risorse statali per l’assistenza alla popolazione, l’eventuale utilizzo di potabilizzatori mobili e l’approvvigionamento idrico tramite autobotti.

Monitoraggio continuo e nuovi tavoli nelle prossime ore

La Regione Veneto mantiene un monitoraggio continuo sull’evoluzione della crisi idrica, con verifiche attive ventiquattro ore su ventiquattro. Nelle prossime ore sono previsti nuovi momenti di confronto con il Dipartimento della Protezione Civile, al quale è stato chiesto di coordinare le interlocuzioni con tutte le Regioni coinvolte.

L’obiettivo è seguire l’evoluzione del quadro idrico e adottare con rapidità eventuali ulteriori provvedimenti. La situazione resta legata sia alla disponibilità di acqua lungo il bacino del Po sia alla capacità di attivare strumenti straordinari nel caso in cui le condizioni dovessero diventare più critiche.

Per il Veneto, la partita riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento, la tutela delle attività agricole e la continuità dei servizi essenziali. Le prime misure definite dall’Autorità di Bacino rappresentano il passaggio iniziale di una gestione che richiederà coordinamento istituzionale, monitoraggio costante e risposte tempestive.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to