Giovani veneti e lavoro, il 45% vede successo nell’impresa
29/04/2026
Per molti giovani veneti non occupati della Generazione Z, il lavoro di successo ha il volto dell’imprenditore, dell’autonomia professionale e della possibilità di viaggiare. Lo indica l’indagine “I giovani e il lavoro che cambia”, realizzata da Ipsos per Unioncamere del Veneto su un campione di 500 ragazzi e ragazze della regione, non occupati e di età compresa tra i 16 e i 30 anni. La ricerca fotografa un rapporto con il lavoro segnato da aspirazioni alte, desiderio di indipendenza e volontà di costruire un percorso personale, ma anche da fragilità, timori e senso di inadeguatezza davanti all’ingresso nel mondo produttivo.
Impresa, viaggi e autonomia: l’immaginario della Generazione Z
Nella classifica delle professioni considerate di successo dai giovani veneti, al primo posto compare fare l’imprenditore, indicato dal 45% degli intervistati. Seguono un lavoro che permetta di girare il mondo, scelto dal 33%, il ruolo di manager, al 29%, le professioni scientifiche, al 28%, e quelle legate alle nuove tecnologie digitali, anch’esse al 28%.
Il dato racconta un immaginario nel quale la tradizione imprenditoriale veneta continua ad avere un peso forte, alimentata dall’esempio familiare e dall’immagine degli imprenditori del territorio. Allo stesso tempo, però, la percezione dell’impresa non è priva di contraddizioni: il 34% dei giovani riconosce l’esistenza di titolari responsabili, attenti alle persone e alla società, mentre il 53% associa gli imprenditori a figure interessate soprattutto al profitto e a capi autoritari.
Il lavoro resta comunque centrale nella scala dei valori della Generazione Z veneta. Per il 95% degli intervistati è molto importante, subito dopo amicizia e divertimento, e prima di famiglia, amore e istruzione. Per il 37% avere un lavoro significa impegnarsi per raggiungere obiettivi, mentre per il 31% rappresenta il passaggio verso l’età adulta e la possibilità di realizzare i propri progetti.
Stabilità, reddito e crescita personale tra le priorità
La ricerca evidenzia che, dietro l’aspirazione all’autonomia, resta forte la domanda di stabilità. Il lavoro è considerato una fonte di reddito dal 97% dei giovani, uno strumento per affermare la propria indipendenza dal 96% e un’occasione di crescita personale dal 94%. Il 90% vuole sentirsi realizzato attraverso la propria occupazione, mentre l’89% cerca un percorso capace di aprire prospettive e costruire una posizione sociale.
Tra gli aspetti ritenuti più rilevanti emergono il trattamento economico, indicato dal 41%, la stabilità, al 33%, la possibilità di fare carriera, al 32%, e l’autonomia, al 30%. Seguono elementi legati alla qualità della vita, come tempo libero, orari flessibili, coerenza con gli interessi personali e con il percorso di studi, formazione, apprendimento, crescita e buoni rapporti con colleghi e superiori.
Anche sul piano retributivo prevale una richiesta di sicurezza. Il 56% vorrebbe uno stipendio fisso, possibilmente accompagnato da forme di welfare aziendale utili per il futuro e per costruire una famiglia. Il 36% accetterebbe una retribuzione con base fissa e componente variabile legata ai risultati, mentre appena l’8% sarebbe disposto a una remunerazione collegata esclusivamente agli obiettivi raggiunti.
Il mismatch tra imprese e competenze
L’indagine si inserisce nel quadro più ampio del divario tra domanda e offerta di lavoro. Il presidente di Unioncamere del Veneto, Mario Pozza, ha richiamato la necessità di anticipare le trasformazioni del mercato, orientando meglio le scelte formative dei giovani e sostenendo percorsi capaci di generare professionalità adeguate alle esigenze delle imprese, dagli Its all’orientamento alle professioni.
Pozza ha ricordato anche il ruolo dei Pcto, la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, definendoli uno strumento strategico, pur con la sicurezza nei luoghi di lavoro come priorità assoluta. Il tema è stato ripreso anche nel confronto con il sistema della formazione, delle organizzazioni datoriali e sindacali, che hanno insistito sulla necessità di costruire un’infrastruttura stabile di orientamento tra scuola, imprese e istituzioni.
Secondo i dati richiamati da Claudio Gagliardi, vice segretario generale di Unioncamere italiana, le imprese prevedono difficoltà nel reperire i profili desiderati in 48 casi su 100, per mancanza di candidati o per competenze non adeguate. A questo si aggiunge il fattore demografico: nei prossimi dieci anni, secondo i dati citati, l’Italia dovrà fare i conti con quasi 2 milioni di lavoratori in meno e 1,4 milioni di studenti in meno.
Giovani motivati, ma fragili davanti al lavoro
La fotografia tracciata da Ipsos smentisce l’idea di una generazione priva di voglia di lavorare. La maggioranza dei giovani è disponibile ad accettare transitoriamente qualsiasi impiego, pur continuando a cercare il lavoro desiderato. Il 58% dichiara questa disponibilità temporanea, mentre circa un terzo si adatterebbe a qualunque lavoro trovato. Solo il 10% ritiene di dover accettare esclusivamente il lavoro dei propri sogni.
Accanto alla motivazione emergono però timori concreti. Il 36% teme di non essere apprezzato e la stessa quota ha paura di essere sfruttata. Il 29% teme di non trovarsi bene con i colleghi, il 26% di non avere più tempo per sé, il 23% di diventare un numero, il 21% di avere un capo autoritario. Un giovane su cinque teme la mancanza di tutele o di essere comandato da persone percepite come meno competenti.
Molti intervistati avvertono inoltre una preparazione incompleta: carenza di esperienze lavorative, formazione troppo teorica, poche occasioni di incontro con le imprese, servizi di orientamento limitati e competenze non sempre aggiornate rispetto alla realtà del mercato. È proprio su questo terreno che si misura la sfida educativa, produttiva e istituzionale del Veneto.
Le imprese chiamate ad attrarre e trattenere talenti
Per attirare e trattenere i giovani, secondo la ricerca, le imprese devono offrire prima di tutto la possibilità di fare esperienza, indicata dal 45%, e una remunerazione adeguata, al 43%. Seguono la possibilità di esprimere liberamente il proprio potenziale, insegnare un mestiere, riconoscere il valore del lavoro svolto, creare ambienti organizzati con regole chiare e far sentire le persone parte di un gruppo.
Il confronto promosso da Unioncamere del Veneto ha coinvolto anche aziende del territorio, tra cui Aton S.p.A. di Villorba e Texa S.p.A. di Monastier, chiamate a raccontare strategie di reclutamento e sviluppo delle persone in settori fortemente legati all’innovazione digitale. Il tema non riguarda soltanto l’inserimento dei giovani, ma anche il modo in cui le aziende ripensano organizzazione, processi interni, welfare, flessibilità, merito e dialogo.
Il percorso di orientamento “Riconosci il lavoro che vorrai fare”, sviluppato da Unioncamere con l’Ufficio scolastico regionale del Veneto, ha coinvolto 10 licei, oltre 200 studenti e più di 40 aziende. Gli studenti hanno intervistato figure professionali rappresentative delle trasformazioni del lavoro regionale, entrando in contatto con mansioni, competenze e percorsi spesso meno lineari di quanto immaginato.
Nel confronto finale, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo ha richiamato la necessità di strutturare il rapporto con il mondo del lavoro e di rafforzare la formazione sulla sicurezza. Il direttore di Veneto Lavoro Tiziano Barone ha indicato il cambiamento come un fattore con cui misurarsi, ricordando che nel 2030 al mercato del lavoro mancheranno 45mila persone. Una sfida che, secondo il quadro emerso, riguarda le imprese, la scuola, le famiglie e la capacità del territorio di raccontare professioni e mestieri con uno sguardo rivolto al futuro.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to