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Veneto, Oss di Plesso: Roma chiarisce il nuovo modello di assistenza

10/09/2026

Veneto, Oss di Plesso: Roma chiarisce il nuovo modello di assistenza

La figura dell’Oss di Plesso non comporterà la riduzione dell’assistenza agli alunni con disabilità né l’assenza di supporto durante l’orario scolastico. A precisarlo è l’assessore al Sociale della Regione Veneto Paola Roma, intervenuta dopo le dichiarazioni del consigliere Cunegato sul modello discusso in quinta Commissione. Secondo l’assessore, la proposta punta invece a organizzare in modo complementare gli orari degli operatori, aumentando la possibilità che un Oss sia presente nella scuola quando emerge una necessità.

Dieci ore di assistenza Oss per ciascun alunno

Roma ha spiegato che attualmente un operatore socio-sanitario segue mediamente un alunno per circa 10 ore. Nel restante tempo scolastico, indicato dall’assessore in altre 20 ore, il bambino viene seguito dall’insegnante di sostegno o da altro personale della scuola.

Le ore di assistenza svolte dall’Oss sono finanziate dai Comuni, trattandosi di una competenza attribuita alle amministrazioni comunali. L’assessore ha richiamato questo elemento per spiegare che il modello allo studio non punta ad aumentare i costi a carico degli enti locali, ma a utilizzare in maniera differente le risorse già disponibili.

Il tema riguarda in particolare le scuole frequentate da più alunni con disabilità che hanno diritto all’assistenza dell’operatore socio-sanitario. In queste situazioni, la proposta prevede di coordinare gli orari degli Oss presenti nel plesso anziché concentrarli necessariamente nelle stesse fasce della giornata.

Orari complementari quando ci sono più bambini con disabilità

L’assessore ha portato l’esempio di una scuola nella quale siano presenti due alunni con diritto all’Oss. Con l’organizzazione di plesso, le rispettive 10 ore di assistenza potrebbero essere distribuite in momenti differenti della giornata, evitando che i due operatori svolgano tutte le proprie ore contemporaneamente.

In questo modo, secondo la Regione, durante una parte più ampia dell’orario scolastico potrebbe essere presente almeno un operatore. Qualora uno dei due bambini avesse bisogno di assistenza mentre il proprio Oss non è in servizio, potrebbe quindi essere disponibile l’altro professionista presente nel plesso.

Roma ha respinto l’interpretazione secondo cui questa modalità potrebbe significare lasciare gli alunni senza assistenza o costringerli a interrompere anticipatamente la giornata scolastica. La finalità indicata è invece quella di estendere la copertura temporale complessiva garantita dagli operatori all’interno dello stesso istituto.

Il confronto sul servizio prosegue in Regione

La questione è stata affrontata durante i lavori della quinta Commissione regionale ed è diventata oggetto di confronto politico. L’assessore ha invitato a concentrare la discussione sull’organizzazione concreta del servizio e sulle esigenze degli alunni con disabilità, evitando interpretazioni che, a suo giudizio, non corrispondono al modello illustrato.

La Regione punta quindi a verificare una soluzione che permetta di utilizzare le ore già finanziate dai Comuni in modo più flessibile, cercando di garantire una presenza più continuativa degli Oss nei plessi scolastici. Il nodo resta quello di conciliare le necessità individuali dei bambini con l’organizzazione complessiva dell’assistenza durante la giornata scolastica.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali.