Vinitaly 2026, a Sandro Gini il Premio Betti: tradizione e innovazione nel cuore del Soave
14/04/2026
Il riconoscimento assegnato a Sandro Gini nell’ambito del Vinitaly 2026 restituisce il profilo di una figura che ha segnato in profondità il percorso della viticoltura veneta. All’Auditorium Verdi di Veronafiere, l’enologo e titolare dell’azienda Gini Viticoltori è stato insignito del Premio Angelo Betti – Benemerito della Viticoltura, un’onorificenza che da oltre cinquant’anni valorizza personalità capaci di interpretare e promuovere l’identità enologica dei territori italiani.
La consegna del premio, avvenuta alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, assume un significato che va oltre il riconoscimento individuale, estendendosi a un intero sistema produttivo che trova nella qualità e nella coerenza le sue fondamenta.
Un percorso radicato nella storia del territorio
Nato nel 1958 e enologo dal 1979, Sandro Gini rappresenta la continuità di una tradizione familiare che affonda le radici nel territorio del Soave sin dal XVI secolo. La sua azienda, giunta alla quindicesima generazione, custodisce un patrimonio agricolo e culturale costruito nel tempo attraverso lavoro, conoscenza e attenzione al dettaglio.
Nel 1985, insieme al fratello Claudio, assume la guida dell’impresa di famiglia, imprimendo una svolta orientata alla ricerca e alla sperimentazione. Fin dagli esordi, il suo approccio si distingue per una visione che unisce rispetto per la terra e apertura verso pratiche innovative.
Innovazione consapevole e qualità come principio guida
Il lavoro di Gini si sviluppa attorno a una filosofia produttiva chiara, in cui la qualità rappresenta il riferimento costante. In vigneto e in cantina, ogni scelta è finalizzata a valorizzare le caratteristiche originarie delle uve, con un’attenzione particolare alla biodiversità e ai lieviti indigeni.
Tra le scelte più significative, l’eliminazione dell’anidride solforosa nei processi di vinificazione segna un passaggio rilevante verso una produzione più naturale, capace di restituire autenticità e identità a ogni vino. Un approccio che richiede competenza tecnica e capacità di interpretazione, oltre a una profonda conoscenza del territorio.
Le vigne storiche come patrimonio identitario
Elemento distintivo del lavoro di Gini è la valorizzazione delle vigne storiche, alcune delle quali superano i 150 anni di età. Questi vigneti rappresentano non solo una risorsa agronomica, ma una memoria viva del paesaggio e della cultura locale.
La scelta di preservare e lavorare queste piante antiche consente di ottenere vini di grande eleganza e longevità, capaci di raccontare con precisione le caratteristiche del suolo e delle annate. Una produzione che si distingue per riconoscibilità e coerenza, apprezzata anche a livello internazionale.
Un ruolo chiave anche sul piano istituzionale
Accanto all’attività imprenditoriale, Sandro Gini ha svolto un ruolo significativo nel rafforzamento del sistema vitivinicolo del Soave. Durante i due mandati alla guida del Consorzio di tutela, ha contribuito al riconoscimento delle colline del Soave come patrimonio agricolo di rilevanza mondiale da parte della FAO.
Un risultato che testimonia la capacità di coniugare produzione e visione strategica, favorendo il posizionamento del territorio su scala internazionale. Il Premio Betti si inserisce in questo percorso, riconoscendo una figura che ha saputo interpretare la viticoltura come sintesi di tradizione, innovazione e responsabilità verso le nuove generazioni.
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