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Investcloud Marghera, aperto il confronto in Regione per evitare la chiusura della sede italiana

27/04/2026

Investcloud Marghera, aperto il confronto in Regione per evitare la chiusura della sede italiana

Si apre uno spiraglio di confronto istituzionale sulla crisi di Investcloud, la società con sede a Marghera, nel Veneziano, che ha annunciato la chiusura dell’unica sede italiana e il conseguente licenziamento di 37 lavoratori. Il tavolo convocato oggi in Regione Veneto ha messo per la prima volta attorno allo stesso tavolo azienda, istituzioni e parti sociali, con l’obiettivo di approfondire le motivazioni della decisione e verificare la possibilità di soluzioni alternative alla cessazione dell’attività.

L’incontro si è svolto in sede regionale ed è stato coordinato dall’assessore al Lavoro Massimo Bitonci, insieme all’Unità di Crisi aziendali del Veneto. Presenti anche i rappresentanti dell’azienda con i propri consulenti, Confindustria Veneto Est e le organizzazioni sindacali Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e Ugl. Il confronto arriva in una fase particolarmente delicata, nella quale il nodo non riguarda un calo delle competenze o una debolezza produttiva del sito, ma una riorganizzazione interna al gruppo americano che rischia di cancellare un presidio considerato qualificato e strategico.

La Regione chiede alternative alla chiusura totale

Secondo quanto riferito dall’assessore Bitonci, il gruppo ha ricondotto la scelta di chiudere la sede di Marghera alla necessità di avvicinare le proprie attività ai grandi centri internazionali della finanza e di concentrare le competenze tecniche sui prodotti oggi ritenuti più richiesti dal mercato globale. Una spiegazione che, nelle parole dell’assessore, lascia comunque amarezza, perché non mette in discussione il valore professionale dei lavoratori né la qualità del lavoro svolto nello stabilimento italiano.

È proprio su questo punto che la Regione ha cercato di impostare il confronto. Bitonci ha sottolineato che Investcloud non può essere letta soltanto come somma di singole professionalità, ma come una realtà capace di operare in modo integrato e sinergico. Per questa ragione, insieme alle parti sociali, ha chiesto alla casa madre di valutare opzioni diverse rispetto alla chiusura secca, nella prospettiva di salvaguardare il patrimonio di competenze accumulato a Marghera.

Ridimensionamento, cessione o workers buyout tra le ipotesi sul tavolo

Nel corso dell’incontro sono state avanzate alcune possibili strade alternative. La prima riguarda un eventuale ridimensionamento dell’organico, soluzione che, pur dolorosa, potrebbe evitare la chiusura completa della sede. La seconda ipotesi è quella della cessione del ramo produttivo a un altro soggetto industriale, così da garantire continuità almeno a una parte dell’attività oggi svolta in Veneto.

Tra le proposte emerse c’è anche la possibilità di un management buyout o di un workers buyout, vale a dire un’operazione che potrebbe vedere protagonisti gli stessi lavoratori o il management nella rilevazione dell’attività. Si tratta di ipotesi che, allo stato attuale, restano tutte da verificare sul piano della fattibilità industriale ed economica, ma che assumono rilievo perché segnano il tentativo di non considerare inevitabile la chiusura.

L’azienda, secondo quanto riferito dalla Regione, ha dichiarato la disponibilità ad approfondire queste soluzioni, pur riservandosi ogni successiva valutazione. Un’apertura che non equivale ancora a un cambiamento di rotta, ma che consente di mantenere aperto il negoziato e di evitare, almeno per ora, che il destino della sede italiana venga considerato definitivamente chiuso.

Il prossimo tavolo fissato per il 15 aprile

Il confronto non si esaurisce dunque con la riunione di oggi. Il prossimo tavolo regionale è stato già programmato per mercoledì 15 aprile, data entro la quale saranno necessari ulteriori approfondimenti per capire se le ipotesi alternative possano tradursi in percorsi reali. Molto dipenderà dalla disponibilità della casa madre a valutare non solo il quadro finanziario e strategico del gruppo, ma anche il valore industriale e professionale del presidio di Marghera.

Per il territorio veneziano e per i 37 lavoratori coinvolti, il punto centrale resta proprio questo: impedire che una riorganizzazione decisa altrove cancelli competenze consolidate e un’esperienza produttiva che, almeno secondo quanto emerso al tavolo, non presenta criticità sotto il profilo del capitale umano. Il confronto aperto oggi in Regione rappresenta quindi un primo passaggio politico e istituzionale, ancora interlocutorio ma necessario, nel tentativo di costruire una soluzione condivisa che eviti la dispersione di un patrimonio professionale considerato di grande valore.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali.