Turismo Veneto, presenze record ma spesa estera giù del 10,4%
27/07/2026
Il Veneto ha chiuso il 2025 con 22,3 milioni di arrivi e 74,2 milioni di presenze, confermandosi la principale regione turistica italiana. Alla crescita dei flussi non è però corrisposto un aumento del valore economico lasciato dai visitatori: la spesa dei turisti stranieri è scesa del 10,4%, fermandosi a 6,3 miliardi di euro, mentre l’importo medio delle transazioni è passato da circa 48 a 44 euro. Confartigianato Imprese Veneto invita quindi a orientare le politiche del settore verso una maggiore ricaduta su botteghe, ristorazione, servizi, trasporti e produzioni locali.
Gli stranieri generano tre presenze su quattro
La componente internazionale continua a sostenere una parte determinante del turismo regionale. Nel 2025 i visitatori stranieri hanno rappresentato il 73% degli arrivi e il 75% delle presenze, confermando la forte esposizione del Veneto ai mercati esteri.
Nel solo periodo compreso tra giugno e settembre sono stati registrati 11,6 milioni di arrivi e 47 milioni di pernottamenti. Gli arrivi dall’estero sono cresciuti dai 6,9 milioni del 2022 ai 7,8 milioni del 2023, fino agli 8 milioni del 2024 e agli 8,5 milioni del 2025.
Nel medesimo arco temporale la domanda italiana ha seguito una direzione opposta. Gli arrivi nazionali durante la stagione estiva sono passati da 3,4 milioni nel 2022 a 3,1 milioni nel 2025, con una contrazione del 7,4%.
La differenza emerge anche dai pernottamenti: nel 2025 gli stranieri ne hanno generati 35 milioni, con un incremento dell’11,5%, mentre le presenze italiane si sono fermate a 11,8 milioni, in calo del 9,3%. Le riduzioni più consistenti degli arrivi nazionali hanno interessato il mare, con un -5,3%, il lago, con un -4,4%, e la montagna, con un -2%.
La montagna guadagna il 30,8% dei flussi in tre anni
I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato descrivono anche un cambiamento nella scelta delle destinazioni. Montagna e lago conservano una forte attrattività sia per gli italiani sia per gli ospiti provenienti dall’estero.
In due anni gli arrivi stranieri nelle località montane sono aumentati del 41,2%, mentre quelli nelle destinazioni lacustri sono cresciuti del 10,1%. Considerando complessivamente italiani e stranieri, la montagna veneta ha guadagnato il 30,8% dei flussi turistici nell’arco di tre anni.
Le temperature elevate e la ricerca di soggiorni legati alla natura contribuiscono a ridisegnare la geografia delle vacanze. Le aree alpine possono beneficiare di una domanda più ampia, ma devono disporre di collegamenti, servizi, attività e strutture capaci di sostenere l’aumento delle presenze senza compromettere l’equilibrio dei territori.
Il cambiamento interessa anche la durata delle stagioni. Escursionismo, ciclismo, produzioni agroalimentari, artigianato e iniziative culturali possono ampliare l’offerta oltre i periodi tradizionalmente legati alla neve, favorendo una distribuzione più regolare dei visitatori durante l’anno.
La spesa straniera scende a 6,3 miliardi
Il dato che preoccupa maggiormente le imprese riguarda la capacità dei flussi turistici di produrre reddito locale. Nel 2025 i visitatori stranieri hanno speso in Veneto 6,3 miliardi di euro, il 10,4% in meno rispetto al 2024. La cifra resta leggermente superiore ai livelli precedenti alla pandemia e corrisponde al 3,1% del prodotto interno lordo regionale.
Anche il valore medio delle singole transazioni effettuate da turisti ed escursionisti è diminuito, passando da 48 a 44 euro. Il fenomeno può indicare una maggiore attenzione ai costi e la preferenza per acquisti o esperienze meno onerosi.
Secondo il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, il numero degli ospiti non può essere l’unico parametro utilizzato per misurare la solidità del settore. La capacità di attivare la filiera locale diventa decisiva per trasformare i pernottamenti in opportunità per imprese, lavoratori e comunità.
L’obiettivo indicato è accompagnare i visitatori verso botteghe artigiane, produzioni alimentari, attività manifatturiere, servizi culturali e proposte esperienziali legate all’identità dei luoghi. Una quota maggiore della spesa dovrebbe così restare nelle città, nei borghi e nelle località che sostengono i costi della pressione turistica.
Oltre 18mila imprese artigiane legate al turismo
La domanda generata dai visitatori può coinvolgere direttamente o indirettamente 18.572 imprese artigiane venete, pari al 15,5% dell’intero comparto regionale. Le attività interessate occupano complessivamente 63.363 addetti.
Tra i settori maggiormente esposti figurano abbigliamento e calzature, agroalimentare, ristorazione, trasporti e servizi alla persona. A questi si aggiungono le produzioni artistiche e manifatturiere che possono trovare nel turismo un canale di vendita e promozione.
Confartigianato propone quindi di considerare il visitatore come un consumatore del territorio, e non soltanto come ospite di una struttura alberghiera. Il valore prodotto da un soggiorno dipende anche dalla capacità di costruire collegamenti tra ricettività, commercio, ristorazione, mobilità e attività culturali.
Prenotazioni estive ancora sotto i livelli storici
L’analisi del tasso di occupazione delle strutture ricettive, aggiornata al 20 luglio 2026, mostra prenotazioni per luglio, agosto e settembre ancora inferiori ai livelli osservati nelle stagioni precedenti. Il quadro coinvolge città d’arte, località balneari, montagna, lago e terme.
Le principali eccezioni riguardano i campeggi delle località marine e, in misura più contenuta, quelli lacustri, che presentano già livelli elevati di occupazione per le settimane di agosto.
Confartigianato ritiene che il dato possa dipendere dall’aumento delle prenotazioni effettuate a ridosso della partenza. L’incertezza economica e la prudenza nelle spese spingono una parte della clientela a rimandare la scelta, rendendo meno affidabile il confronto tra le prenotazioni anticipate e i risultati finali della stagione.
Le settimane di giugno e l’inizio di luglio hanno infatti registrato livelli di occupazione in linea, e in alcuni casi superiori, rispetto agli stessi periodi del 2025, del 2024 e del 2019. Il ricorso al last minute potrebbe quindi modificare il bilancio dell’estate, imponendo alle imprese una maggiore flessibilità nella gestione di personale, prezzi e servizi.
La priorità indicata dall’associazione resta l’aumento della permanenza media, accompagnato dalla destagionalizzazione e da un’offerta capace di generare una spesa più diffusa. Il successo turistico del Veneto sarà misurato anche dalla quota di valore che riuscirà a trasferire alle migliaia di piccole imprese presenti sul territorio.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to